Reato di Stalking

DUE SOLI EPISODI DI MINACCIA O MOLESTIA POSSONO COSTITUIRE STALKING?

 

Il reato di <<atti persecutori>> (cosiddetto “stalking”) previsto dall’articolo 612 bis del codice penale.

Il reato di “atti persecutori” previsto dall’articolo 612 bis del codice penale, è stato introdotto dal nostro legislatore nel 2009. La norma punisce con la reclusione da un anno a sei anni e sei mesi chiunque con <<CONDOTTE REITERATE>>, <<MINACCIA O MOLESTA>> taluno in modo da provocare un <<PERDURANTE E GRAVE STATO D’ANSIA O DI PAURA>>, ovvero un <<FONDATO TIMORE PER L’INCOLUMITA’>>, ovvero una <<ALTERAZIONE DELLE PROPRIE ABITUDINI DI VITA>>.

Si prevede poi che la pena di cui sopra sia aggravata quando ricorrano delle circostanze particolari espressamente indicate.

Così, per esempio, la pena è aumentata se l’autore dello stalking è il coniuge o persona che ha avuto una relazione affettiva con la vittima. Si applica l’aumento inoltre se il fatto viene commesso utilizzando strumenti tecnologici (si pensi allo stalking tramite social network).

La pena è poi incrementata qualora la persona offesa sia un minore, una donna incinta, una persona disabile, oppure se il fatto venga realizzato con arma.

Il bene giuridico tutelato dalla norma in questione è la libertà morale della persona, la quale viene salvaguardata così dalle intrusioni moleste e assillanti.

Per poter procedere contro il responsabile della condotta persecutoria occorre la presentazione di querela da parte della vittima. Si tratta infatti – salvo alcune ipotesi di procedibilità d’ufficio – di reato procedibile a querela. La querela, proprio per la delicatezza del reato, può essere presentata entro sei mesi (invece degli ordinari tre) dal fatto.

Sul piano oggettivo risponde del reato l’agente che ponga in essere condotte reiterate di minaccia o molestia, che comportino la realizzazione di almeno uno tra i tre eventi menzionati dalla norma.

Si pensi alla mutazione delle abitudini di vita della vittima per via dei continui appostamenti del persecutore.

Una condotta di tale tipo lederebbe infatti la libertà morale della persona offesa, che è come detto il bene giuridico tutelato, e integrerebbe quindi il reato.

Sul versante soggettivo invece, trattandosi di reato punibile a titolo di dolo generico, occorre che l’agente agisca con coscienza e volontà.

Dalla lettura dell’articolo 612 bis risulta da subito evidente come sia fondamentale comprendere l’esatto significato della dizione <<CONDOTTE REITERATE>> di cui parla la norma.

Occorre infatti chiedersi quanti episodi di minaccia o molestia, in concreto, siano sufficienti perché si concretizzi il reato di stalking.

La risposta a tale interrogativo è stata fornita dalla Corte di Cassazione, ribadendo in realtà un principio che aveva già espresso in precedente occasione.

 

L’intervento della Corte di Cassazione penale.

La Cassazione ha affermato il principio per cui <<ANCHE DUE SOLE CONDOTTE di minacce, molestie o lesioni, pur se commesse in un breve arco di tempo>> sono <<idonee a costituire la “reiterazione” richiesta dalla norma incriminatrice>>.

Una condotta ti tale tipo integra quindi il reato di stalking.

Tale principio come detto è stato sancito dalla Cassazione già in due occasioni con le sentenze n. 47038 del 2019 e n. 6207 del 2021.

Può quindi ritenersi, allo stato, un orientamento consolidato da parte degli ermellini.

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