Difesa vittima del reato

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L’attività dello studio si focalizza anche nella tutela della vittima del reato, che ha il diritto di inserirsi nel giudizio per ottenere il giusto risarcimento.

La distinzione tra il concetto di persona offesa e di parte civile.

Di importanza primaria è la distinzione tra la persona offesa e la parte civile, entrambe qualifiche riconducibili alla vittima del reato. La persona offesa dal reato è il titolare dell’interesse giuridico protetto dalla norma incriminatrice che si assume sia stata violata. Il codice le attribuisce la qualifica di “soggetto” del procedimento. La qualifica di “parte” le viene riconosciuta solo costituendosi parte civile quale danneggiata dal reato per chiedere un risarcimento davanti al giudice. Sintetizzando, dunque, la vittima del reato è sempre e necessariamente persona offesa all’interno del procedimento. La stessa vittima può però assumere la veste, se lo vuole, di parte civile, per chiedere un risarcimento dei danni subiti.

L’importante ruolo dell’avvocato penalista nella difesa della vittima del reato.

E’ essenziale anche per chi sia vittima di un reato, rivolgersi ad un avvocato esperto in materia penale per garantire la miglior tutela. L’avvocato ha in tal caso il compito di guidare la difesa dell’assistito nel procedimento affinché l’autore del reato non rimanga impunito. Quanto sotto esposto è un mero quadro generico e non esaustivo dei diritti e delle facoltà che spettano alla persona offesa e alla parte civile all’interno del procedimento penale, ma dà comunque l’idea della delicatezza e complessità del settore.

La difesa della persona offesa e le relative facoltà.

Tra i poteri che la persona offesa può esercitare menzioniamo quello di presentare denuncia-querela, di depositare memorie difensive, o di indicare elementi di prova nel corso del procedimento.

Ciò nell’ottica di una collaborazione tra persona offesa e Pubblico Ministero, che è il titolare della conduzione delle indagini e dell’esercizio dell’azione penale. Questi sono importanti strumenti messi a disposizione della persona offesa da un reato, ma non sono gli unici. Si pensi alla possibilità di partecipare con il proprio avvocato agli accertamenti tecnici non ripetibili (art. 360 c.p.p.), oppure di sollecitare un incidente probatorio.

La persona offesa può inoltre rivolgersi al Pubblico Ministero affinché chieda al Giudice per le indagini preliminari l’applicazione di una misura cautelare reale (sequestro preventivo o conservativo) o personale. Si pensi al divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa: misura che potrebbe essere richiesta, per esempio, in un processo per “stalking”.

La persona offesa in taluni procedimenti ha inoltre il diritto di essere avvisata quando vi è richiesta di revoca o sostituzione di misure cautelari. Si pensi alla misura cautelare del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa o a quella degli arresti domiciliari. Ha poi facoltà di presentare al riguardo la propria posizione tramite memorie da indirizzare al giudice che deve decidere sulla stessa richiesta (art. 299 c.p.p.).

La persona offesa può inoltre monitorare l’attività di indagine del Pubblico Ministero verificando l’avvenuta iscrizione di una notizia di reato, o lo stato del procedimento. Ciò potrà fare decorsi termini precisi dalla presentazione della denuncia o della querela. Ha inoltre facoltà di chiedere di essere informata in caso di proroga delle indagini, o di richiesta di archiviazione, avverso la quale può formulare opposizione.

La difesa della parte civile e le relative facoltà.

In caso di esercizio dell’azione penale da parte del Pubblico Ministero, la persona offesa che ha subito un danno come visto può costituirsi parte civile al fine di ottenere un risarcimento. Tale facoltà appartiene a tutti quei soggetti che ritengano di aver subito un danno dal reato.

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