Sulla punibilità del convivente di fatto

E’ PUNIBILE IL CONVIVENTE “DI FATTO” CHE COMMETTE IL REATO DI FAVOREGGIAMENTO PERSONALE?

 

L’articolo 384 del codice penale prevede una speciale causa di non punibilità che si applica al soggetto che abbia commesso determinati reati, come ad esempio il <<favoreggiamento personale>>, <<per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé medesimo o un prossimo congiunto da un grave e inevitabile nocumento nella libertà o nell’onore>>.

La Cassazione nell’ambito di un procedimento che vedeva imputata una donna del reato di <<favoreggiamento personale>> (per aver aiutato il compagno ad eludere le investigazioni dirette ad accertare reati da lui commessi) aveva rimesso il ricorso alle Sezioni Unite per chiarire se la causa di non punibilità in questione fosse o meno applicabile al convivente “di fatto”, come già avviene per il <<prossimo congiunto>>.

La soluzione affermativa al quesito presuppone l’equiparazione tra la figura del convivente “di fatto” (soggetto non sposato) al <<prossimo congiunto>> (nella cui categoria vi rientra anche il coniuge).

L’articolo 384 infatti, non fa alcun riferimento alla figura del convivente “di fatto”, limitandosi a inserire tra i soggetti beneficiari della causa di non punibilità solo i prossimi congiunti.

Nel silenzio della legge quindi, la giurisprudenza su questo punto ha dato proprie interpretazioni alla norma, non sempre tuttavia univoche.

Gli orientamenti formatisi si sono sempre dimostrati contrastanti, essendosi contrapposte, fino all’approdo delle Sezioni Unite di cui si dirà, due tesi divergenti.

 

L’orientamento che escludeva l’applicabilità della causa di non punibilità.

Da una parte, l’orientamento maggioritario non ammetteva l’applicabilità della causa di non punibilità di cui all’articolo 384 al convivente “di fatto”.

Ciò perchè tale norma fa riferimento alla sola figura del <<prossimo congiunto>> quale soggetto beneficiario, nella cui definizione (come prevede l’articolo 307 del codice penale) non rientra il convivente.

Inoltre, tale giurisprudenza escludeva l’applicazione della causa di non punibilità al convivente poichè non ritiene possibile la sua equiparazione giuridica con il <<coniuge>> (che è invece pacifico sia un prossimo congiunto).

Ciò in quanto la famiglia fondata sul matrimonio è la sola riconosciuta espressamente dalla nostra Costituzione.

 

L’orientamento che invece ammetteva l’applicabilità della causa di non punibilità.

L’orientamento di senso opposto riteneva al contrario applicabile la causa di non punibilità anche al convivente “di fatto”.

Tale tesi faceva perno su una interpretazione estensiva del concetto di famiglia, che assume oggi significato diverso rispetto al passato, al punto da ricomprendervi anche stabili convivenze non consacrate dal matrimonio.

 

La decisione delle Sezioni Unite della Cassazione sposa la seconda tesi che ne ammette l’applicabilità.

Con la sentenza n. 10381 del 2021 le Sezioni Unite hanno affermato un importante principio di diritto.

Viene sancito che la causa di non punibilità prevista dall’articolo 384 <<è applicabile analogicamente anche a chi ha commesso uno dei reati ivi indicati per esservi stato costretto dalla necessità di salvare il CONVIVENTE <<…>> da un grave e inevitabile nocumento nella libertà e nell’onore>>.

Viene così data soluzione affermativa al quesito, così equiparando il convivente “di fatto” al “prossimo congiunto” ai fini dell’applicabilità della causa di non punibilità.

La pronuncia in esame, invero, oltre ad assumere rilevanza ai fini del diritto penale, è senz’altro interessante poiché si pone come un altro tassello aggiunto verso l’equiparazione tra la famiglia “di fatto” e quella fondata sul matrimonio.

Share:

Questo sito Web utilizza i cookie per migliorare la facilità d'uso. Accetti utilizzando ulteriormente il sito Web.

Privacy policy