Reato di corruzione

CORRUZIONE. REGALARE UN BENE DI SCARSO VALORE AL PUBBLICO UFFICIALE, CONFIGURA COMUNQUE IL REATO?

 

Il reato di corruzione previsto dagli articoli 319, 319 ter e 321 del codice penale (cosiddetta corruzione “propria”).

L’articolo 319 punisce <<il pubblico ufficiale che, per omettere o ritardare <<…>> un atto del suo ufficio, ovvero per compiere <<…>> un atto contrario ai doveri di ufficio, riceve <<…>> denaro od altra utilità, o ne accetta la promessa>>.

L’articolo 319 bis prevede poi alcune ipotesi al cui verificarsi la pena viene aumentata. Questo avviene per esempio nel caso il fatto abbia ad oggetto <<il conferimento di pubblici impieghi o stipendi o pensioni>>.

Ai sensi dell’articolo 321 inoltre, le pene stabilite per il pubblico ufficiale corrotto dagli articoli sopra esposti, si applicano anche al <<corruttore>>.

Il reato in questione si pone a tutela del bene giuridico del buon andamento della Pubblica Amministrazione.

Lo stesso potrebbe essere leso da condotte di privati che ostacolano il dovere della amministrazione di garantire eguale trattamento ai cittadini.

Il delitto in parola rientra tra i cosiddetti reati – contratto.

Il contratto ha ad oggetto la realizzazione da parte del pubblico funzionario di un atto contrario ai doveri di ufficio, oppure il suo mancato compimento. Questo in cambio di una utilità data o promessa da parte del cittadino corruttore.

Viene punito quindi sia chi ricevere o accetta la promessa (pubblico funzionario), sia chi dà o promette denaro o altra utilità (privato).

Tale corruzione si consuma nel luogo e nel momento in cui il corruttore dà, e il corrotto riceve, la prestazione indebita. Si consuma anche nel momento in cui il primo promette ed il secondo accetta la promessa indebita.

E’ invece irrilevante, ai fini della consumazione, il compimento o il mancato compimento dell’atto, ovvero il mancato adempimento della promessa.

 

La pronuncia della Cassazione n. 47237 del 2021 sul regalo di scarso valore al pubblico funzionario.

La Cassazione è intervenuta in un caso di contestazione di corruzione verso un dirigente dell’ispettorato per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.

L’intento degli imputati era di fare diminuire ammende elevate per violazioni della normativa antinfortunistica accertate in un cantiere edile.

Questo in cambio di due latte di olio e di un quantitativo imprecisato di castagne, al medesimo consegnati.

Il giudice con tale sentenza ha rimarcato che <<per l’integrazione del reato in esame è necessario che tra la promessa o la dazione di <<…>> utilità <<…>> al pubblico ufficiale ed il compimento dell’atto contrario vi sia <<..>> un nesso di causa ed effetto>>.

La Cassazione ha ritenuto nel caso concreto vi fosse <<carenza <<…>> di valutazione della effettiva <<…>> incidenza sull’azione amministrativa>> della consegna dell’olio e delle castagne.

Tale dono infatti, veniva in primo luogo considerato dalla Corte di modico valore.

Inoltre era stato consegnato quando già il pubblico ufficiale si era adoperato per agevolare la pratica amministrativa.

Non poteva quindi ritenersi sussistente il nesso di causa-effetto.

Per questi motivi la Cassazione con la pronuncia n. 47237 del 2021 ha imposto l’annullamento senza rinvio dell’ordinanza impugnata emessa dal Tribunale del riesame di Catanzaro.

Con tale ordinanza era stata disposta l’applicazione della misura cautelare del divieto di dimora a carico degli imputati ricorrenti.

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