Reato di maltrattamenti

PROFESSORE OFFENDE ABITUALMENTE L’ALUNNO. COMMETTE IL REATO DI <<MALTRATTAMENTI>>?

 

A tale interrogativo ha dato risposta recentemente la Corte di Cassazione, in un’occasione in cui ha tra l’altro tracciato la distinzione tra il reato di <<maltrattamenti>> (articolo 572 codice penale) ed il più lieve reato di <<abuso dei mezzi di correzione o di disciplina>> (articolo 571 codice penale).

Era infatti importante nel caso di specie stabilire se il professore accusato di aver offeso abitualmente un alunno in classe, dovesse essere ritenuto responsabile per l’uno, o per l’altro reato: dal momento in cui, tra i due delitti, vi è una differenza sostanziale dal punto di vista del trattamento sanzionatorio.

Mentre infatti il reato di <<abuso dei mezzi di correzione o di disciplina>> di cui all’articolo 571 c.p. prevede una pena per il responsabile fino a sei mesi di reclusione (salvo la presenza di circostanze aggravanti), il reato di <<maltrattamenti>> previsto dall’articolo immediatamente successivo prevede una pena da tre a sette anni di reclusione (sempre al netto di circostanze aggravanti).

 

La decisione della Corte di Cassazione penale ed i relativi principi espressi che pongono le basi per la distinzione tra i due reati.

La Corte di Cassazione si è dunque occupata del caso tracciando i confini tra i due reati, ribadendo alcuni principi di diritto di recente affermati sempre dalla VI Sezione penale (n. 11777/2020).

In particolare, il giudice di legittimità ha precisato che il reato di <<abuso dei mezzi di correzione o di disciplina>> previsto dall’art. 571 c.p. <<consiste nell’uso NON APPROPRIATO di metodi, strumenti e, comunque, comportamenti CORRETTIVI OD EDUCATIVI, IN VIA ORDINARIA CONSENTITI dalla disciplina generale e di settore nonché dalla scienza pedagogica, quali, a mero titolo esemplificativo, l’esclusione temporanea dalle attività ludiche o didattiche>> o <<forme di rimprovero non riservate>>.

<<L’uso di essi deve ritenersi APPROPRIATO quando ricorrano entrambi i seguenti presupposti:

  1. a) la NECESSITA’ DELL’INTERVENTO CORRETTIVO, in conseguenza dell’inosservanza, da parte dell’alunno, dei doveri di comportamento su di lui gravanti;
  2. b) la PROPORZIONE TRA TALE VIOLAZIONE E L’INTERVENTO CORRETTIVO ADOTTATO>>.

Nel caso sottoposto al suo vaglio, la Cassazione riteneva non integrato il requisito della NECESSITA’ DELL’INTERVENTO CORRETTIVO, come nemmeno quello della PROPORZIONE.

Era stato infatti accertato che l’insegnante apostrofasse abitualmente l’alunno durante le lezioni con epiteti ingiuriosi (“fetente”, “deficiente”) e umilianti davanti a tutta la classe.

I giudici di legittimità aggiungevano poi che <<qualsiasi forma di VIOLENZA <<…>> non costituisce mezzo di correzione o di disciplina, neanche se posta in essere a scopo educativo>>: per cui una condotta di tale tipo doveva considerarsi sicuramente NON CONSENTITA dalla disciplina generale e di settore nonché dalla scienza pedagogica.

Per tali motivi la Corte ha ritenuto corretta la qualificazione giuridica del fatto come delitto di <<maltrattamenti>> ai sensi dell’articolo 572 del codice penale, condannando una insegnante di scuola media.

In conclusione quindi, alla luce di tale autorevole intervento giurisprudenziale commette il reato di <<maltrattamenti>>, e non il più lieve reato di <<abuso dei mezzi di correzione o di disciplina>>, il professore che umilia ed offende abitualmente l’alunno, apostrofandolo con epiteti e frasi scurrili in presenza di tutta la classe.

È quanto ha deciso la Corte di Cassazione Penale, con la sentenza n. 3459 del 2021.

 

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